La lunga ombra Narrativa Racconti Brevi 30/03/2003 PREMESSA: La fuga di Kaamal nel tempo è rappresentativa di colui che ha vissuto tutte le guerre, in cui non scorge diversità fra vinti o vincitori, fra sangue di razze, o colore di pelle. La Guerra rimane una cosa inutile che semina solo distruzione e morte. La 'Dimora' di kaamal non esiste, in quanto non può ritenersi abitatore di nessuna epoca. Perchè ognuna ha avuto i suoi conflitti, i suoi cadaveri ancora pianti, o ancora anonimi. Kaamal è un portatore di pace di cui il fiore bianco è sinonimo, nell'addormentarsi spera che qualcosa cambi. Ma si addormenta nel buio che l'odio di generazioni trasporta con se da sempre. E fu la luce. Ma oscurata da patinati veli di nebbie e polveri sottili. Proveniva dal lontano ieri, il ragazzo del nulla che stringeva i colori fra le mani. Ma le briglie sciolsero, e cadde ripetutamente sulle pozzanghere rosse carminio. Non era colore, ma sangue. Scappava dal buio dei suoi ricordi antichi, benche’ troppo giovane, ma gia’ troppo vecchio. Vecchio delle cose pesanti del mondo che si portava dietro, malgrado dovessero ancora avvenire per lui. C’erano ombre a volte che lo spaventavano come la morte. Kaamal scappava ormai da tutto, e non aveva niente con se. Ne ricordi, ne identita’. Era troppo piccolo per pensare a se stesso, tentava solo di sopravvivere quando fuggi’ dalla prima guerra dei tempi. Ma Kaamal visse tutte le guerre del mondo. Divenne Ebreo, Serbo, Croato, Kosovita, Palestinese, Israeliano, Kurdo, Talebano, Vietnamita, Libanese. Era lì quando il primo conflitto mondiale del 1918 anneriva i cieli del suo futuro, ed era ugualmente li nel 1939, quando il carro funebre della morte si mise nuovamente sul suo percorso. E’ stato sempre uno qualsiasi delle popolazioni oppresse, minoritarie. Ma mai e’ stato perdente. Deportato nei Lagher nazisti, o prigioniero dei Gulag sovietici. Non c’e diversita’ per Kaamal, 'cavalca dune del deserto’ . Quando le tempeste di sabbia tacciono, il silenzio aleggia spettrale sopra cadaveri anonimi ed eventi. Le pozzanghere restano acide a terra, inespressivi gli occhi sorvolano salme abitate da marcio oblio. Mentre lentamente si assorbe il colore, l’anima si macchia di rosso. Kaamal non tornera’ al suo passato, e non vivra’ presente o futuro. Non ha dimora. Credeva la guerra un ombra lontana, ma il tempo non ha cancellato il suo esistere. L’ultimo fiore bianco della purezza getta su due corpi a terra, un americano e un iracheno. Oggi 30 marzo 2003. Li osserva, e non li vede diversi. Stanco ed emaciato, siede sulla strada e s’addormenta. Forse sogna il ritorno della luce, quella vera. Quella che toglie dal silenzio soffocante la fine della fine. Ma e’ certo quegli occhi portano da sempre un buio indefinibile. Tutto quello che non si puo’ cambiare si accetta, ma la morte non si accetta mai. Roberta Vasselli Venezia, 30 marzo 2003